Cosa c’è da comunicare?E lo si vuole comunicare?
Ci sono sempre le regole delle 5 w, che nonci abbandonano mai anche nel fare l’ufficio stampa. Ma l’ufficio stampa è sempre di qualcosa e diqualcuno. Come il giornalista pesa e tara la notizia per il pubblico del suo giornale, così deve farel’ufficio stampa. Che deve convincere l’azienda circa la bontà del comunicare all’esterno le coseche accadono, quelle belle (ed è facile), e anche quelle meno belle (e qui è più difficile). Adesempio l’orchestra Rai di Torino: una bella realtà, di livello, con selezioni non truccate, e duegiovani in gamba, musicisti, che si occupano della comunicazione. Un critico di Torino aveva fattouna critica a una esecuzione, con osservazione sui sei nuovi assunti. Tra di essi c’era una ragazza diplomata al Conservatorio di Torino.
Se l’avessimo comunicato prima sarebbe stato meglio,avremmo evitato in parte questo inconveniente. Non deve mai accadere che l’ufficio stampa o le relazioni pubbliche non siano a conoscenza delle cose brutte che succedono in azienda. L’orchestra Rai la conosce bene chi èappassionato di musica, ma chi come me non lo è, lo tagliamo fuori? Non abbiamo dei valori aggiunti? Ad esempio si può chiamare un giornale, intervistare la ragazza diplomata a Torino, edesce una bella storia. Oppure ancora: c’è uno strumentista che viene a suonare in orchestra e siscopre che, oltre ad essere un eccellente violinista, è anche il pilota di aereo. Non la vogliamoraccontare questa cosa? Tra telegiornali e quotidiani di Torino, se qualcuno ci facesse unachiacchiera sarebbe interessante. È un valore aggiunto, in positivo.
Ma anche in negativo: fallirei seci fosse una criticità e io non la conosco. Perché non posso ipotizzare di governarla, di difenderla edi pensare al tentato suicidio per salvarla. Sono tutte cose che ho vissuto dall’altra parte. Nelmomento in cui hai timore che una cosa esca con immagine negativa dell’azienda, trova ungiornalista amico, che la racconta mettendo bene in evidenza il tuo pensiero, la tua versione. Glierogatori gas dell’Eni, sembra che misurino più gas di quello che si consuma. Io sapevo che stavasuccedendo, ma non avevo conferma sufficiente per dare la notizia. E allora ho chiamato l’ufficiostampa dell’Eni, sapendo di rischiare molto grosso. Ed è successo cosa emblematica di come a voltaragionano gli uffici stampa: mi dico che mi chiamano tra un quarto d’ora. E dopo mezz’ora escecomunicato in cui dicono che stanno ricevendo perquisizioni e che collaboreranno al massimo. Mihanno fottuto, ma è un modo intelligente di fare ufficio stampa. Altro esempio: un ente non profit –di cui è sempre difficile far passare notizie ai media – mi racconta che stanno facendo nella scuolauna tv anti bullismo che comunica episodi positivi. Mi sembra una bella notizia, ma chiedo anche:ditemi se si fumano stupefacenti a scuola. Se un giornalista lo viene a sapere, esce con questanotizia; io devo essere a conoscenza di tutto, anche dei risvolti meno piacevoli che hanno coinvolti iprotagonisti della vicenda che racconto, altrimenti non posso rispondere ad un eventuale attaccomediatico.Come gestire il rapporto con i media? Occorre capire la loro posizione, che cosa voglio raccontare ea chi lo voglio raccontare (nomi di persone). Evitare e gestire – se sono uscite a mia insaputa – lefughe di notizie, non entrare in polemica, e pensare come un giornalista: occorre pensare semprealla notizia, perché il giornalista pensa sempre alla notizia e a come piegarla per dire ciò che vuoledire. E conoscere il potere dei media. Il giornalismo non è un mondo perfetto, anche se vi tende odovrebbe tendervi.La conferenza stampa: presenti l’Isola dei famosi, e il giornalista ti chiede un’altra cosa che nonc’entra, devi evitare di rispondere e riportare al tema. Quindi devi chiarire che domande possonoessere fatte e altre che, se fatte ugualmente, devono essere gestite in un certo modo. Devi anchecapire le cose che occorre evitare di dire, il terreno in cui è meglio non finire a parlare. Allagiornalista che parla di conti, io rispondo che l’azienda ha scelto di non rispondere a questo tipo didomande. Ad Aosta si produce molto, a Genova poco. Io ho detto: non parlare dei costi e dell’affareTele Genova, azienda locale che ha contestato alla Rai il diritto di fare servizio pubblico, con causagiudiziaria in corso alla Corte Europea. Un argomento che secondo me non va trattato.

Le difficoltà crescono nei riguardi dei settimanali e mensili.
